Tre anime sospese in una Sicilia senza tempo, ma potrebbe essere qualsiasi posto, un “non luogo” dove il passato si mescola al presente e le ombre della tradizione si intrecciano con le ferite dell’oggi. Livia, giovane madre sola, schiacciata dal peso del giudizio della comunità. Andrea, professore in sedia a rotelle, omosessuale, intrappolato in un mondo che lo condanna. Rosaria, erede di un sapere antico, una “majara” moderna, testimone e custode di segreti inconfessabili. In un contesto permeato da superstizioni e credenze popolari, lo spettacolo scava nel cuore oscuro della società, dove il pregiudizio diventa sentenza, la violenza si insinua silenziosa e la paura del diverso si trasforma in condanna. Tra riti propiziatori e antiche maledizioni, il racconto si muove in una dimensione sospesa tra il grottesco e l’onirico, mentre il mistero si svela come in un giallo, fino a un finale spiazzante e inevitabile.
“L’ombra del Gelsomino” è un affondo nel presente, un viaggio nelle radici profonde della nostra cultura per raccontare le fragilità di oggi: l’emarginazione, l’intolleranza, la violenza di genere, il peso insostenibile delle etichette sociali. Il gelsomino, simbolo di bellezza e di memoria, diventa qui metafora di un destino segnato, di un profumo che persiste anche quando tutto sembra svanire. Con una scrittura visionaria che attinge alla tradizione popolare siciliana e un’estetica ispirata al teatro di Kantor e Pina Bausch, lo spettacolo si sviluppa su un doppio binario: reale e metafisico, antico e contemporaneo, luminoso e spietato. Un’opera che non lascia scampo, che parla di noi, delle nostre paure, dei fantasmi che continuiamo a portare dentro.











